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Raccolta pareri Consiglio di Stato

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CONSIGLIO DI STATO parere 11 giugno 2014 n 797

02 Merito02.01 Organi degli Enti locali02.01.01 Sindaco e Presidente Provincia

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima
Adunanza di Sezione del 11 giugno 2014

NUMERO AFFARE 00797/2014

OGGETTO:
Ministero dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali.
 
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza di sospensiva, proposto da Acquedotto Lucano s.p.a. contro il Comune di Muro Lucano e avverso intervento di sistemazione della rete fognaria.
LA SEZIONE
Vista la nota di trasmissione della Relazione prot. n. 6431 in data 24 aprile 2014 con la quale il Ministero dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giancarlo Luttazi.
 
 
Premesso
Acquedotto Lucano s.p.a. impugna:
- l’ordinanza sindacale del Comune di Muro Lucano n. 6736/13 del 13 luglio 2013, emessa ai sensi dell’articolo 54 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modifiche e integrazioni ed avente, per la parte che qui interessa, il seguente dispositivo: “Ordina con effetto immediato e per i motivi in premessa enunciati e che qui di seguito si intendono integralmente riportati, a tutela della pubblica e privata incolumità e della salute pubblica, alla società Acquedotto Lucano, in qualità di gestore unico delle reti pubbliche fognarie del comune di Muro Lucano nella persona del presidente (…..omissis…..), ad eseguire interventi di sistemazione del tratto di rete fognaria in via Sant’Antuono al fine di eliminare le infiltrazioni d’acqua all’interno dell’abitazione della signora Discianni Angela”;
- la decisione assunta dalla Prefettura di Potenza e comunicata l’11 novembre 2013, di dichiarare l’irricevibilità per tardività del ricorso gerarchico proposto da Acquedotto Lucano s.p.a. avverso quella ordinanza sindacale n. 6736/13 del 13 luglio 2013.
La ricorrente rileva che:
- l’ordinanza impugnata è priva dei requisiti minimi previsti dall’articolo 54 del decreto legislativo n. 267del 2000 applicato dal Comune;
- il decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede che le attività inerenti la gestione del servizio idrico integrato siano affidate da parte dei Comuni del territorio, costituiti nella forma associativa dell’Ambito territoriale ottimale, al ricorrente Acquedotto Lucano s.p.a., le cui funzioni comprendono anche la programmazione degli interventi che si rendono necessari nell’ambito del territorio regionale; mentre nel caso di specie il Comune ha adottato un provvedimento che impone ad Acquedotto Lucano un intervento senza che quest’ultimo sia stato in precedenza richiesto per le vie ordinarie, e senza un coinvolgimento della Conferenza interistituzionale idrica; e ciò con motivazione assolutamente generica;
- in violazione dell’articolo 3 della legge n. 241 del 1990 l’ordinanza sindacale impugnata recava l’errata indicazione che avverso il provvedimento era esperibile anche il ricorso al Prefetto entro 60 giorni dalla notificazione, mentre invece, come eccepito dalla Prefettura, il termine per ricorrere al Prefetto era di 30 giorni;
- illegittimità della decisione assunta dalla Prefettura di Potenza, con richiesta del beneficio della remissione in termini per errore scusabile, indotto dalla erronea indicazione del termine di 60 giorni in calce al provvedimento del Comune.
La relazione del Ministero reca anche le controdeduzioni del Comune, il quale resiste al ricorso formulando eccezioni di rito.
Il Ministero si esprime per l’infondatezza del ricorso, condividendo peraltro il rilievo della ricorrente circa la scusabilità della tardiva proposizione della impugnazione al Prefetto.
Considerato:
Le censure proposte con ilricorso non sono fondate, sicché può prescindersi da tutte le eccezioni in rito.
Diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente l’articolo 54 del decreto legislativo n. 267 del 2000 risulta correttamente applicato, e la impugnata ordinanza dà adeguata motivazione in proposito.
Il provvedimento del Comune precisa in fatto, e la precisazione sul punto non è specificamente contestata che:
- a seguito di ripetute segnalazioni da parte della signora Anna Discianni e dopo puntuali sopralluoghi da parte del personale del Comune e del personale di Acquedotto Lucano s.p.a. fu emessa l’ordinanza di sgombero della signora di Discianni con provvedimento n. 61 dell’8 ottobre 2011 a seguito di copiose infiltrazioni di acqua all’interno dell’abitazione di quella signora, infiltrazioni provenienti dalla fogna esistente sulla sovrastante strada;
- in data 5 settembre 2011 fu emessa ordinanza di revoca di quella precedente ordinanza n. 61 del 2011 perché l’Acquedotto Lucano, nella sua veste di gestore unico delle reti idriche e fognarie del Comune, aveva assunto il compito di intervenire per l’eliminazione dell’incoveniente;
- ma la stessa società Acquedotto Lucano ha successivamente ritenuto di sospendere i lavori senza portare a termine e soprattutto senza eliminare gli inconvenienti all’interno dell’abitazione della signora Discianni;
- alla data dell’impugnata ordinanza era in corso “procedimento” (così il provvedimento del Comune) promosso dalla suddetta signora a tutela dei propri diritti e nei confronti dell’Acquedotto Lucano e del Comune;
- le infiltrazioni d’acqua erano aumentate con grave pregiudizio della incolumità della signora Discianni;
- Acquedotto Lucano non aveva ancora provveduto ad eliminare la situazione di pericolo incombente.
Risulta dunque concretata la fattispecie disciplinata dall’art. 54, comma 4, del decreto legislativo n. 267 del 2000 e successive modifiche e integrazioni (“Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana”), posto che il permanere di notevoli e risalenti infiltrazioni di acqua di fognatura risulta sussumibile nel concetto di gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana.
L’applicabilità della normativa speciale d’urgenza esclude il vizio, pure denunciato nel ricorso, di violazione del nomale riparto di competenze sulla gestione del servizio idrico integrato.
P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere respinto, con assorbimento della istanza cautelare.
 
 
 
 
 

     
     
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giancarlo Luttazi Giuseppe Barbagallo
     
     
     
     

IL SEGRETARIO
Gabriella Allegrini