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Raccolta pareri Consiglio di Stato

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CONSIGLIO DI STATO parere 4 giugno 2014 n 3390

01 Eccezioni Preliminari01.01 Inammissibilità01.01.05 Difetto legittimazione passiva-carenza interesse

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima
Adunanza di Sezione del 4 giugno 2014

NUMERO AFFARE 03390/2013

OGGETTO:
Ministero dell’interno.
 
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor Salvatore Cernuto, nato il 17 giugno 1975 a Gioia Tauro e ivi residente, per l’annullamento del provvedimento del comune di Melicuccà d’approvazione della nuova dotazione organica e programmazione triennale del personale per il 2010/2012 ed annuale per il 2010.
LA SEZIONE
Vista la relazione 24 settembre 2013 prot. n. 13391, con la quale il ministero dell’interno, dipartimento per gli affari interni e territoriali, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso;
visto il ricorso, datato 11 maggio 2011;
visto il ricorso, notificato al comune di Melicuccà a mezzo del servizio postale il 16 maggio 2011 (data di spedizione);
esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Rocco Antonio Cangelosi.
 
 
Premesso:
Il Comune di Melicuccà, con deliberazione della giunta 29 dicembre 2010 n. 97 pubblicata all’albo pretorio il 25 gennaio 2011 ha approvato la nuova dotazione organica, nonché la programmazione triennale del personale 2010/2012 ed annuale 2010, trasformando tre posti di personale dipendente a orario ridotto, relativi ai signori Antonio Cosimo Monterosso, Patrizia Larosa e Rocco Manfré in tre posti a tempo pieno ed aumentando le ore di lavoro da 20 a 24 per i seguenti dipendenti: Fortunata Calia, Alessandra Catanesi, Rosario Florio e Maria Rosaria Larosa.
Il ricorrente, dipendente comunale a tempo parziale di categoria B, ritenendosi leso da tale provvedimento, lo ha impugnato con i seguenti motivi di diritto:
- eccesso di potere per difetto ed erroneità dei presupposti di legge; violazione e falsa applicazione del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e della legge 30 luglio 2010, n. 122, anche in relazione all’art. 97 della Costituzione; eccesso di potere e violazione di legge in relazione alle norme contrattuali di riferimento (art. 4, comma 15 del contratto collettivo nazionale di laovor integrativo del 14 settembre 2000); eccesso di potere per evidente disparità di trattamento tra dipendenti e, con richiamo all’art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per insufficienza di motivazione; omessa consultazione delle organizzazioni sindacali, in quanto il Comune, anziché contenere la spesa pubblica, ha previsto degli aumenti retribuitivi in favore dei destinatari della deliberazione impugnata; la scelta dei dipendenti da beneficiare non è stata preceduta da alcuna specificazione dei criteri selettivi di valutazione del personale; il signor Rocco Manfré non possiede il requisito dei tre anni di servizio per poter chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno; il comune non ha motivato l’esclusione dell’interessato dalla modifica del rapporto di lavoro essendo il medesimo, al pari delle controinteressate Alessandra Catanesi, Rosaria Florio e Maria Rosaria Larosa, un ex lavoratore di pubblica utilità stabilizzato in data 2 maggio 2008 nella categoria B; le organizzazioni sindacali non hanno espresso alcun parere in ordine alle ragioni che hanno indotto l’ente a privilegiare solo alcuni dipendenti con l’aumento delle ore di lavoro.
Invero, il ricorrente lamenta la propria esclusione dell’aumento delle ore lavorative concesso dall’amministrazione comunale ad altri dipendenti.
Il ministero ritiene il ricorso inammissibile in quanto l’art. 63 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 prevede che “Sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2, ad eccezione di quelle relative ai rapporti di lavoro di cui al comma 4, incluse le controversie concernenti l’assunzione al lavoro, il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e la responsabilità dirigenziale”.
 
 
Considerato:
La Sezione, prescindendo dall’eccezione d’inammissibilità per difetto di giurisdizione sollevata dall’Amministrazione, rileva che l’interessato non aveva nessun interesse al ricorso, atteso che il provvedimento del Comune non è lesivo nei suoi confronti. Trattasi infatti della pretesa, avanzata dal ricorrente, che vengano estesi anche a lui i benefìci del provvedimento impugnato, riguardante la trasformazione dei posti di tre dipendenti da orario ridotto a tempo pieno, deliberata dall’amministrazione comunale nel quadro della nuova dotazione organica e della nuova programmazione triennale del personale.
Il ricorso è pertanto inammissibile, in quanto il provvedimento impugnato non è suscettibile d’incidere negativamente su una posizione soggettiva o su un interesse giuridicamente tutelati del ricorrente.
P.Q.M.
esprime il parere che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile.
 
 
 
 
 

     
     
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Rocco Antonio Cangelosi Raffaele Carboni
     
     
     
     

IL SEGRETARIO
Francesca Albanesi